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May 11 -o.2*-Ah, tira dentro i panni se sono asciutti ok?
Così finisce la prima di una serie interminabile di telefonate tutte uguali, così monotone, eppure necessarie. Federica riattacca la cornetta, con la speranza che i vestiti che sta raggiungendo, appesi ai fili arruginiti sul bordo di quella terrazza forse troppo piccola per contenerli tutti, siano ancora umidi.
Osserva quell'insieme di indumenti così diversi tra loro. Ciò che pensa è che sono stati lavati dopo una vacanza, dopo un estate, dopo il viaggio nel suo paradiso d'amore. Mutandine della sua sorellina, calze Adidas, quattro o cinque paia tutte uguali, pesanti, probabilmente di suo padre. Una canotta fuxia così piccola che potrebbe stare bene anche a una piccola bimba, la sua. Tre prendisole, tutti della stessa lunghezza, uno rosso, uno giallo e uno bianco. Sua madre è così monotona. E poi quel maglioncino, azzurro cielo, azzurro mare, azzurro estivo, azzurro felicità. Lo ha indossato poche volte quel maglioncino. Perchè lo ha lavato? Magari sapeva ancora di lui, del suo profumo così suo. Così buono, leggero. E pensa. Pensa a quella sera, quando immersi tra la folla passeggiavano su quella lunga stradina, sulla cui sinistra vi era Roma, mentre sulla destra qualcosa che pareva immenso, ma che è solamente un piccolo mare. Pensa a loro, mano nella mano. Lei, che indossava la sua magliettina preferita, bianca, con delle stampe dorate, di Denny Rose, e una cintura abbinata alle stampe, che teneva su quel paio di jeans a tubo, troppo larghi sebbene fossero una trentotto; e teneva sul busto quel maglioncino, le cui maniche le aveva legate intorno al collo. E lui, lui che era così semplice, con i soliti jeans lunghi, troppo lunghi perchè tenuti a vita bassa, troppo bassa, come la moda ordina. Lui con la sua cintura, abbinata forse al colore degli occhi di lei, e dei capelli di lei, e la sua maglietta nera, infilata volgarmente e istericamente dentro ai jeans. Lui, che a poco prima della metà della strada mise il suo braccio intorno al suo collo, posando la mano sul suo maglioncino. Lei, un pò triste in apparenza, ma che dentro si sentiva morire. Morire perchè quella era l'ultima sera, l'ultima sera prima dell'inizio di un anno lungo, pieno di vita, pieno di lacrime, risate, rabbia, paura. Ciò che la rendeva cosi triste era infatti la partenza. Quel lungo viaggio in macchina, con la sorella di fianco, che ancora non poteva capire da cosa si stava allontanando, essendo troppo piccola per provare simili emozioni. E quel braccio avrebbe voluto non lasciarlo più, avrebbe voluto che quella strada sul lungomare fosse infinita, avrebbe voluto che il tempo si fermasse. Per non parlare di ciò che lui voleva, qualcosa di ancora più introvabile di ciò che possa fermare il tempo. Voleva lei, voleva il suo amore, che già aveva, ma lo desiderava completamente, e per sempre. No, di più, per sempre era troppo poco tempo a suo parere. Ma sapeva già che lei era piccola, troppo per lui. Cinque anni di differenza non sembrano poi tanti se si parla di due adulti, cinquanta e quarantacinque anni vanno piu che bene. Ma quattordici e diciannove, no. Beh, di li a poco lei ne avrebbe compiuti quindici, ma lui non avrebbe mai potuto compiere un errore piu grande che distruggere quell'intesa, quell'armonia, quegli sguardi, facendo un passo di troppo e così presto. E perciò decise di trattenere la sua dolce passione stringendola a se fra la gente, gente che insegue come quei due giovani i propri sogni, senza essere a conoscenza del fatto che si trovavano cosi vicini a due ragazzi così ingenui, così folli, o semplicemente innamorati. E quella sarebbe stata l'ultima sera, la sera dal maglioncino azzurro, l'ultima giornata insieme, e lui avrebbe dovuto aspettare ancora un anno prima di rivederla. Prima di averla. Ma ne sarebbe valsa la pena, tutto per lei. In quel viaggio non ci fu niente e nessuno che distolse il pensiero di Federica da lui, e da quella vacanza. Riguardando le foto dal suo cellulare, ripensando a lui, agli amici che si è fatta in quei momenti, sognando un pò di attimi, si addormentò, tenendo sulle gambe quel maglioncino. Questi sono i suoi pensieri che si creano su quella terrazza, tra un aria umida e autunnale, con quel vento potente e simbolo della stagione, qualche foglia gialla, le tende piu colorate che svolazzano un pò perchè poco resistenti.
Niente, il bucato è ancora umido. E' troppo presto.
Spero vi sia piaciuto!
May 01 ~o.1Vi presento il mio primo capitolo, il primo capitolo di una lunga storia che io stessa ho SOGNATO, PENSATO e AMATO.
Spero vi piaccia!
~..1
L'estate è ormai finita. Si sente nell'ancora fresca aria di un autunno appena cominciato questa voglia infinita di vita vissuta. Per alcuni, ormai troppo saggi per questo, semplicemente un'estate come un'altra è terminata e ora tutto è come prima. Lavoro, domeniche a spolverare casa, festività che verranno trascorse con le suocere. Per molti altri, è finita l'estate migliore della propria vita. Lei, forse non si è ancora resa conto di quanto sia stata significativa questa estate. Lui, sa soltanto che lei è stata tutta la sostanza della sua estate.
Il primo giorno di scuola, dopo tanto divertimento e spensieratezza, è qualcosa di indescrivibile. Lei cerca di non pensarci troppo, ma sembra che ogni cosa debba ricordarglilelo. I professori, con i loro sguardi, e quei giri di domande per tutta la classe, del tipo " cosa avete fatto di bello in questi tre mesi?". Come si può rispondere a tale domanda in soli dieci secondi? E così si finisce per dire una piccola falsità, e rimanere a pensare a ogni singola giornata. Lei però è troppo occupata, sta scrivendo sul proprio diario scolastico, ogni cosa che le passa per la testa. "Io non so se lo amo, ma so che mi ha dato qualcosa che mai prima d'ora avevo provato". Ma lei sa che lo ama follemente, e è convinta che niente e nessuno potrà dividerli. Controlla il cellulare. Due chiamate perse e un sms. E' lui, Thomas... "Amore, mi stai pensando vero?" . Come fa a non pensarlo, in che modo potrebbe anche soltanto per un istante non riempire la sua mente e il suo cuore con lui? Gli squilli però sono di Giulia, la sua migliore amica, la persona alla quale dedicherebbe anche la propria vita.
Lui. Non frequenta più la scuola, ha diciannove anni. Ha deciso di non andare all'università, lavorando invece insieme al padre. E' semplicemente innamorato perso di lei. E pur avendo cinque anni di differenza, è tutta la sua vita. Lo sa, è l'unica cosa di cui è certo. E, in quella giornata bella e non troppo calda, con un venticello piacevole, e qualche foglia arancio e rossa che copre i marciapiedi, l'unica cosa che manca è proprio lei. Federica. Peccato che anche se volesse andare a prenderla a scuola, impiegherebbe troppo tempo, abitando a Roma. E così, dopo averle inviato l'sms, si alza dal letto raggiungendo la finestra e osservando il mare. "Che bello quando qui c'era anche Federica". Osserva un pò la spiaggia. Ripercorre con la mente le stradine per raggiungerla che facevano insieme. O, forse, le ripercorre con il cuore. Ricorda quando la prendeva in braccio trascinandola in acqua, mentre i suoi capelli biondi svolazzavano qua e là. Quanti ricordi, troppi per vivere felice. Si ributta sul letto allargando le braccia e stringendo la soffice trapunta con le mani. Si chiede soltanto perchè lei non è lì. Proprio come farebbe un bambino.
-Fefeeeeee!
-Amore mioo!
-Come stai tata?
-Tutto ok diciamo, dai amo andiamo che già non ne posso piu della scuola.
-Ok e dove andiamo?
-Boh prendiamo questo pullman. Ah, comunque guarda che messaggio mi ha mandato!
-Wow amo che dolcee!
Federica e Giulia vanno, vicine, con le loro Chapelier, una verde e l'altra rosa, vanno e niente le separerà mai. Certo, niente le separerà... ma qualcuno potrebbe farlo. E qualcuno potrebbe devastare la vita di Federica. Ma lei è felice ed è questo che ora conta più di ogni altra cosa.
Beh, questo capitolo è una specie di introduzione... tra qualche giorno pubblicherò il seguito. Spero vi sia piaciuto! Si accettano consigli.
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